Come ogni anno, la “Giornata del Medico e dell’Odontoiatra”, giunta alla sua tredicesima edizione, è stata l’occasione per accogliere i giovani neo iscritti all’Ordine, che pronunciando il Giuramento di Ippocrate entrano a tutti gli effetti a far parte della professione, e celebrare i “decani” della medicina per il traguardo dei 50 anni dalla Laurea.

Un ideale passaggio di consegne tra generazioni quello vissuto sabato 10 ottobre nella suggestiva cornice della Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni di Piacenza, nel corso della cerimonia, coordinata dal dottor Maurizio Contini, che si è aperta con i saluti istituzionali. “La vostra professione rappresenta uno dei pilastri del Servizio Sanitario Nazionale - ha detto la Senatrice Elena Murelli - e come capogruppo in Commissione Sanità del Senato ne conosco bene le sfide: da una parte la carenza di personale, dall'altra l'aumento delle esigenze, considerando anche l'invecchiamento della popolazione, le difficoltà organizzative e la necessità di conciliare l'innovazione tecnologica con le richieste dei paziente, oltre naturalmente alla conciliazione vita-lavoro. Come istituzioni abbiamo il dovere di valorizzare queste professionalità, non soltanto a parole ma negli atti concreti, e soprattutto garantire sicurezza ai professionisti sanitari che lavorano, perché chi ogni giorno si mette a disposizione delle persone deve poter operare in sicurezza e in serenità. Il nostro sistema sanitario universalistico è invidiato da tutti, ma va innovato e rinnovato e anche la professione va semplificata, evitando che gli adempimenti burocratici prevalgano sul rapporto di fiducia tra medico e paziente. La buona sanità non si costruisce soltanto con strutture, risorse e tecnologie, ma soprattutto investendo sulle persone, sulle competenze e sul valore umano della professione medica”. “Questa è una giornata importante per la nostra città e la nostra provincia” - le parole della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, che si è rivolta direttamente ai neo medici e odontoiatri: “Fate parte di una categoria che cerca di salvare e fare del bene, vi auguro di essere in grado nella vostra vita di trovare soluzioni davanti alle difficoltà, di esserci per i vostri pazienti e fare la differenza nelle loro vite”. Parole alle quali si è associato il direttore sanitario dell’Ausl Piacenza, Andrea Magnacavallo: “Ai nuovi laureati gli auguri per una bella carriera. Non smettete mai di studiare e interpretate questa professione con grande passione, perché passione e impegno faranno la differenza”.

Ospite della cerimonia è stato Gian Luigi Marseglia, professore ordinario di Pediatria all’Università di Pavia, presidente della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (SIAIP) e già direttore della Clinica Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia, con una lectio magistralis dal titolo "Studio, esperienza clinica, empatia ed etica. Sempre e comunque prima della tecnologia e della IA”. Nel suo appassionato intervento, il professor Marseglia ha richiamato alcune tappe importanti della propria carriera e gli incontri con grandi figure della pediatria e della ricerca, ripercorrendo la storia dell’antico ospedale San Matteo e della lunga tradizione medica legata alla città di Pavia. Da Marcantonio della Torre, giovane professore di medicina, a Leonardo Da Vinci (“fu il primo pediatra nella storia della medicina italiana”), a Johann Peter Frank (“per lui la salute riguarda il pubblico e la sanità pubblica è responsabilità dello Stato”), passando per Luigi Sacco (“vaccinò 1.500.000 bambini contro il vaiolo), Edoardo Porro (“il primo a praticare un parto cesareo con salvaguardia della vita della madre e del figlio), Scipione Riva Rocci (“titolare della prima cattedra di Pediatra dell’Università di Pavia e inventore dello sfigmomanometro), per arrivare a Roberto Burgio, Maestro di Pediatria nel cui ricordo è stato istituito un premio, recentemente assegnato anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tutti esempi di capacità medica, esperienza ed empatia, che l’intelligenza artificiale - strumento che va gestito - non deve sostituire. Quindi l’invito ai giovani professionisti citando Albert Einstein, che a sua volta visse per qualche tempo a Pavia, ad imparare dalla storia, vivere nel presente e sperare nel futuro, e un insegnamento del professor Burgio: “Un medico cosciente e responsabile non dovrebbe andare a dormire lasciando aperto un quesito clinico”. “La nostra è una professione difficile - ha concluso Marseglia - ma questo ricordatelo per la vita”.
E’ stato il presidente dell’OMCeO Piacenza Augusto Pagani nella sua relazione morale a tracciare il bilancio dell’attività svolta dall’Ordine nel corso dell’ultimo anno: dall’impegno per implementare l’attività istituzionale - con la digitalizzazione di numerosi documenti per migliorare l’efficienza della segreteria e dei servizi online - al protocollo contro la violenza sul personale sanitario, alla convenzione che disciplina il tirocinio pratico-valutativo degli studenti del corso di “Medicine and Surgery” della Facoltà di Medicina di Parma con sede a Piacenza, alla collaborazione con le istituzioni scolastiche - nello specifico l’indirizzo di curvatura biomedica attivato al Liceo Gioia con il coinvolgimento di 80 studenti - fino all’attività formativa e divulgativa con i due cicli di incontri "I Mercoledì della Medicina”: il primo, concluso lo scorso giugno, sulla “medicina giusta”, il secondo, attualmente in corso, sul tema del disagio giovanile. E ancora il partecipato convegno dedicato alla responsabilità medica organizzato a maggio e il prossimo appuntamento - in programma il 24 ottobre - che proporrà un focus sulla previdenza in collaborazione con ENPAM.

Il Presidente Pagani ha quindi condiviso una riflessione sulla trasformazione e le attuali criticità del Servizio Sanitario Nazionale, con ripercussioni anche in ambito locale. E lo ha fatto prendendo spunto dalla nuova stagione della fiction televisiva “Doc, nelle tue mani”, nella quale il protagonista torna a distanza di un anno nel reparto dell’ospedale in cui lavorava e lo trova diverso: dimezzati i posti letto, ridotto il personale medico-infermieristico, aumentati i carichi di lavoro e le liste di attesa. “Ciò che viene raccontato - sottolinea Pagani - è sostanzialmente una descrizione della situazione odierna, nella quale programmi e budget vengono definiti a livello nazionale e regionale e declinati da tecnici e manager per gestire un servizio sanitario con fondi non sufficienti a garantire l'universalità, l'equità, la qualità e i tempi previsti. E chi deve provvedere a dare il maggior numero possibile di prestazioni al minor costo possibile? I medici, ovviamente, alcuni nel ruolo e nelle responsabilità di direttori sanitari e direttori di dipartimento e altri come medici convenzionati e dipendenti del servizio sanitario nazionale. Per conseguire i risultati attesi, i primi vengono valutati sulla base degli indicatori stabiliti dalla regione, che non valutano tanto la qualità delle prestazioni, l'efficacia dell'attività clinica e la soddisfazione dei pazienti, quanto specifici parametri che misurano il contenimento dei costi, l'aumento del numero delle prestazioni e la riduzione delle liste di attesa. Meno medici, più prestazioni cliniche e burocratiche, più rischi professionali, più contenzioso legale, più stress”. Il rischio “reale, grave e imminente anche a Piacenza” è la fuga dalla professione, lancia l’allarme Pagani, che non nasconde la propria preoccupazione: “Ho incontrato medici ospedalieri stanchi, delusi, demotivati e tentati da diverse soluzioni professionali. I medici sono fra l'incudine e il martello: da un lato obiettivi regionali e aziendali, dall'altro carichi di lavoro, stress, qualità della vita, indisponibilità a soggiacere a logiche economiche di risparmio che mettono a rischio la qualità dell'assistenza. E’ necessario trovare una quadra, bisogna far capire che non si può soddisfare ogni richiesta, che esiste un limite alle richieste fatte ai professionisti per soddisfare le richieste degli utenti”.
“La buona sanità va esercitata, non raccontata - ha aggiunto il presidente dell’Ordine -. Ci sono tante cose che tecnologia e intelligenza artificiale non possono fare. Un sorriso, una carezza, uno sguardo o una parola affettuosa. L'empatia che il medico dovrebbe avere e mostrare ai suoi pazienti non può e non deve essere ostacolata da un'eccessiva attenzione al computer e all'orologio. Bene, dunque, procedere all'acquisto di attrezzature moderne, all'allestimento di strutture sanitarie funzionali e alla progettazione del nuovo ospedale, ma senza buoni medici e senza bravi professionisti sanitari non si curano i malati. L'attenzione ai conti e alla sostenibilità del servizio sanitario nazionale è necessaria, ma altrettanta attenzione va posta alla soddisfazione, al benessere dei professionisti e alla loro serenità, che dipende anche dall'ambiente di lavoro in cui vivono. Inchieste, procedimenti disciplinari e licenziamenti non aiutano: dopo essere stati aperti e annunciati, andrebbero portati avanti con la massima attenzione e celerità fino alla loro conclusione. Il nostro servizio sanitario nazionale è ancora uno dei migliori del mondo, ma ha perso posizioni. Resiste soprattutto grazie alla passione e alla responsabilità dei professionisti sanitari che ci lavorano. Che non possono essere lasciati soli a fare dei sacrifici che non possiamo permetterci di perdere”. 
La premiazione per traguardo dei 50 anni di laurea dei medici Lina Bollani, Maurizio Buvoli, Roberto Casale, Vincenzo Delledonne, Augusto Falco, Paola Gabutti, Giuliano Limonta, Maurizio Massarini, Silvia Messina, Luigi Pulzoni, Pietro Simeone, Giuseppe Soavi, Walter Tassi e Carlo Viani, ha anticipato l’emozionante momento del Giuramento professionale dei neo iscritti, letto dal più giovane del gruppo, Alberto Maria Arata; uno ad uno, i 31 neo laureati - 26 iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi e 5 all’Albo degli Odontoiatri - hanno quindi pronunciato il proprio nome, dicendo “Lo giuro”. “Con il giuramento, entrate a pieno titolo nella professione medica - si è rivolto a loro il Presidente Pagani - iniziate un lungo cammino nel quale alle conoscenze scientifiche acquisite all'università dovrete aggiungere l'esperienza, la sensibilità e l'umanità che maturerete giorno dopo giorno. Imparerete tante cose, che la medicina è una scienza ma anche un'arte, quella di applicare il sapere alla persona, a comprendere la sofferenza e cercare non soltanto la guarigione quando è possibile, ma anche il sollievo e la vicinanza di chi soffre. Imparerete che non tutte le malattie si possono guarire e non sempre le aspettative dei pazienti corrispondono alle possibilità della medicina, e che ascoltare e stare vicino a chi soffre è già una forma di cura. Scoprirete che la più grande gratificazione per un medico è la fiducia dei propri pazienti, mentre il premio più bello è la loro riconoscenza; ricordate, però, che i pazienti possono perdonare molte cose a un medico, ma non l'arroganza. Siate quindi competenti ma umili, sicuri quando è necessario esserlo ma consapevoli dei vostri limiti: un buon medico ha più dubbi che certezze. La medicina cambia continuamente e nessuna conoscenza è definitiva, la curiosità, la voglia di imparare e migliorare, devono accompagnarvi per tutta la vita. Il vostro comportamento dovrà essere guidato dal rispetto della persona, della sua vita, della sua dignità; il bene del paziente dovrà rimanere sempre il riferimento primo e immutabile del vostro agire”. “Non dovete considerare una formalità il giuramento che oggi pronunciate - ha concluso -, è una promessa che fate ai vostri pazienti, ai vostri colleghi, alla società e, soprattutto, a voi stessi. La professione medica richiede competenza e responsabilità, ma anche correttezza, rispetto e etica. La professione ha bisogno di giovani medici consapevoli e partecipi: crediamo che voi siate una risorsa, che si debba investire su di voi e saremo con voi tutte le volte che ce ne sarà bisogno”.

